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Per l’unità degli alimentaristi: 65 anni fa nasceva la Filziat

Quello del 1960, quando viene costituita la sigla che univa i lavoratori di zucchero, alimentari e tabacco, non è un congresso qualsiasi. È un punto di svolta, l’inizio di un processo di ricomposizione del mondo del lavoro nel settore sotto un’unica bandiera dentro la Cgil

Dal 10 al 13 marzo del 1960 a Modena si tiene il V Congresso nazionale della Filia che sancisce la nascita di una nuova categoria: Filia, Fiaiza e Federazione delle Tabacchine si unificano e danno vita alla Filziat (Federazione italiana lavoratori dello zucchero, delle industrie alimentari e del tabacco).

Non è un Congresso qualsiasi ma un avvenimento importante: rappresenta – come ricostruisce Antonella De Marco nel volume Dalla Federterra alla Flai. Breve storia della categoria dell’agroindustria – un primo processo di ricomposizione del mondo del lavoro di settore sotto un’unica bandiera sindacale all’interno della Cgil. L’obiettivo è chiaro: superare il settarismo e costruire una salda unità di tutti i lavoratori dell’industria alimentare, dello zucchero e del tabacco.

I temi principali sui quali si sta misurando la categoria in quegli anni sono i salari al di sotto della media nazionale, il mancato rispetto e la non applicazione dei contratti, la nascita di nuove forme di sfruttamento, il mancato riconoscimento delle qualifiche professionali e la necessità di ottenere una riduzione dell’orario di lavoro.

Nella relazione della segreteria uscente e in quella del segretario generale Ansanelli si traccia un bilancio del lavoro svolto e si prospetta speranza e fiducia nel futuro della categoria. Notevoli i dati che vengono riportati rispetto agli scioperi e alle lotte unitarie condotte nel biennio 1958-1960. Si parla di 15 contratti nazionali rinnovati e di 2.720.000 ore di sciopero a carattere nazionale nei settori dell’alimentazione.

Ma la storia del sindacato degli alimentaristi in Italia inizia molto prima. La documentazione archivistica a nostra disposizione è purtroppo fortemente limitata e non consente di riscostruire l’intero processo di formazione se non a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Fonti orali fanno risalire l’origine della Federazione nazionale dell’Alimentazione al 1944. Il primo Congresso nazione si tiene a Napoli nel marzo del 1947.

Nel dicembre del 1984 Filziat organizza a Bologna un convegno per celebrare il quarantesimo anniversario della sua costituzione. Un’iniziativa che non può essere esclusivamente celebrativa ed è proprio Andrea Amaro, segretario generale, a ribadirlo nell’intervento conclusivo: «Noi abbiamo fatto un’iniziativa non celebrativa, non lo voleva essere e non lo è stata in nessun momento, ma un’iniziativa dalla quale un minimo insegnamento dobbiamo ricavare tutti quanti assieme, che la Filziat è esistita nella storia del movimento sindacale di questi 40 anni, ed è esistita sul serio. Noi siamo un sindacato che ha messo assieme, in 40 anni, esperienze e provenienze diverse, un sindacato che le lotte le ha fatte e le ha fatte sul serio, lotte importanti che hanno inciso su molte realtà del nostro Paese.

«Siamo l’organizzazione dei panettieri, delle tabacchine, delle industrie dolciarie, dei saccariferi, dei conservieri – prosegue Andrea Amaro – siamo il sindacato delle grandi battaglie dei lavoratori stagionali, siamo il sindacato che ha costruito con tutte queste realtà un’unica categoria, che ha fatto un contratto unico fra i più avanzati della esperienza industriale di questi anni. Noi non siamo una organizzazione sindacale, come ne esistono tante nel resto di Europa, dove esiste solo la categoria e dove contano solo gli occupati ed i professionalizzati. Siamo invece un sindacato fortemente politicizzato nel senso migliore del termine, siamo il sindacato di classe, siamo il sindacato di una grande battaglia di progresso e di cambiamento, una battaglia di potere oltre che di difesa materiale degli interessi dei lavoratori».

«Per questo – aggiunge il segretario generale – non possiamo dimenticare che l’iniziativa politica, il ruolo riformatore del sindacato, il suo essere soggetto politico, hanno un senso e vitalità soltanto se questo sindacato a partire dai luoghi di lavoro, è capace di rispondere positivamente ai problemi dei lavoratori, ai problemi dei disoccupati, dei giovani in cerca di occupazione, dei lavoratori precari, delle donne».

Non un partito ma un movimento politico che deve avere la capacità di trasformare ragionamenti, analisi e progetti in iniziative e strategie concrete che rispondano agli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.

«Parlare della nostra storia – conclude Amaro – significa anche e soprattutto parlare del nostro futuro, reinterpretare quello che abbiamo fatto in chiave critica in modo tale che gli insegnamenti non solo valgano per celebrarci, ma soprattutto per andare avanti, ed in modo tale che gli errori che abbiamo fatto, che facciamo, possano essere affrontati e risolti. Dobbiamo sapere che la Cgil, il sindacato non sono niente di quello che noi pensiamo, ed abbiamo pensato in questi decenni, se non sono in primo luogo una grande Organizzazione democratica nella quale milioni di lavoratori si sentano impegnati e protagonisti».

«Noi abbiamo, come movimento sindacale, contribuito anche a fare più salda e più forte la democrazia nel nostro Paese proprio perché abbiamo trasformato milioni di lavoratori, milioni di operai in protagonisti di un disegno di miglioramento, di cambiamento – chiosa il segretario generale -. Senza questo movimento sindacale essi non avrebbero avuto voce e non avrebbero avuto la possibilità di essere partecipi della vicenda democratica del nostro Paese. Senza di noi essi non avrebbero saputo organizzare non solo la difesa dei loro interessi materiali ma anche la difesa e la riproposizione di un loro ruolo di protagonisti della vita economica e sociale. Dimenticare questo significa dimenticare quello che un sindacato è, deve essere: un soggetto politico autonomo del processo della trasformazione e del cambiamento».

Valeria Cappucci

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