Asti, chiusa l’inchiesta sugli “schiavi dei polli”. Flai: Al fianco di chi vorrà denunciare situazioni simili

I lavoratori, richiedenti asilo, erano costretti ad operare in condizioni disumane, per 5 euro ogni camion di polli riempito. Letizia Capparelli, segretaria generale Flai territoriale: «L’indagine della Guardia di Finanza, partita da una nostra segnalazione, non fa che confermare ciò che da qualche anno denunciamo sul territorio»

I giornali l’avevano chiamata l’indagine sugli “schiavi dei polli”. La Procura di Asti l’aveva aperta lo scorso luglio, a pochi giorni di distanza dal caso di Satnam Singh, morto dopo aver perso un braccio nelle campagne di Latina ed essere stato abbandonato davanti casa dai datori di lavoro. Era stata la Flai Cgil a segnalare alle autorità che alcuni lavoratori di una azienda agricola dell’astigiano, richiedenti asilo, non venivano pagati e si trovavano a lavorare in condizioni disumane. Diversi migranti lamentavano anche di lavorare senza contratto, documento ancora più importante per loro, perché necessario per ottenere il permesso di soggiorno. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Asti ha chiuso le indagini dell’operazione battezzata “Chicken game”. Al titolare dell’azienda agricola San Pol di Calliano, un allevamento di polli che aveva commesse con marchi noti sul mercato, la Procura di Asti imputa i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre a quelli di lesioni personali e minaccia. Inoltre, gli accertamenti tributari hanno accertato un’evasione di 160mila euro di imposte dirette, mentre per le irregolarità previdenziali l’Inps ha elevato sanzioni per 18mila euro. 

Sarebbe stato lo stesso titolare dell’azienda agricola a reclutare i quattro lavoratori immigrati su cui l’inchiesta si è concentrata al centro di accoglienza di Castello d’Annone. I richiedenti asilo, provenienti dal Bangladesh, erano assegnati alla soppressione e alla macellazione dei polli dell’allevamento. «Caricavamo le cassette sui camion diretti al macello – racconta uno di loro a La Stampa -. Io e gli altri operai lavoravamo con i piedi immersi nel letame, c’era un odore insopportabile. Spesso a terra trovavo carcasse putrefatte».  Come la Flai Cgil ha potuto denunciare, i lavoratori venivano pagati con cifre irrisorie, per ogni tir caricato venivano concessi 20 euro da dividere in 4. Cinque euro a testa. Il lavoro proseguiva fino a che i camion non venivano riempiti e l’impegno poteva prolungarsi anche dalle 4 del mattino sino alle 10. Dopodiché c’era la rimozione delle carcasse dei polli morti, spesso montagne di cadaveri che restavano sul posto per più giorni, smaltite con cariole dagli operai privi di mascherine e stivali. 

«L’inchiesta della Guardia di Finanza non fa che confermare ciò che da qualche anno denunciamo sul territorio – spiega Letizia Capparelli, segretaria generale Flai Asti, La nuova provincia -. Non generalizziamo però, perché non sono tutte così le aziende con cui abbiamo a che fare ed anzi ci troviamo spesso realtà in cui il rispetto dei contratti, dei lavoratori e degli animali sono prioritari, ma è chiaro che il “sommerso” di queste indegne ed intollerabili realtà esiste e noi con le istituzioni dobbiamo cercare capillarmente di intervenire per difendere l’anello debole della catena, ovvero i lavoratori che spesso, ignari, vengono sfruttati. Come Flai Cgil ci siamo per accogliere tutti coloro che vorranno farsi aiutare anche solo per denunciare la loro situazione. Con loro e per loro».

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