STOP GENOCIDIO

Ora costruiamo un’alleanza per i referendum

Al Fondo Nappo di Scafati (Sa), la terza edizione del Festival Tammorre & Zampogne si apre con un dibattito sul voto dell’8 e 9 giugno. La Flai riunisce associazioni e società civile

Il vento che gonfia le bandiere arcobaleno della pace e quelle rosse della Flai Cgil e dell’Alpaa, le palme che costeggiano il lungo viale di ingresso, esotica ostentazione di opulenza del vecchio boss che fu reuccio di queste terre, il sole che si fa spazio tra le nuvole che accende il verde dei campi, questi campi, come li definisce Giovanni Mininni, “liberati”. Il Fondo Nappo di Scafati, con la sua testimonianza preziosa e tangibile di lotta e impegno quotidiani per la legalità, apre le porte alla terza edizione del Festival delle Tammorre e delle Zampogne, rassegna di musica popolare e contadina, workshop e dibattiti.

STIAMO INSIEME PER CINQUE SÌ
Occasione per celebrare l’assemblea generale della Flai Cgil, il momento dedicato a indicare a dirigenti, funzionari e delegati la linea politico-sindacale, e mettere in scena un’altra tappa della campagna referendaria in cui la Cgil e tutte le sue categorie sono impegnate ventre a terra. Ma poiché, come ha ricordato recentemente il segretario generale Maurizio Landini, “la Cgil da sola non può farcela”, ecco che il sindacato si apre alle associazioni con cui, da anni, condivide sfide e battaglie sui tanti temi che fanno “giustizia sociale”, dalla lotta allo sfruttamento e al caporalato a quella contro la criminalità, dall’impegno per la cittadinanza al soccorso dei migranti. «A queste realtà – spiega il segretario generale della Flai Mininni in apertura della tavola rotonda – chiediamo di strutturare un’alleanza ancor più efficace che non ci faccia stare insieme solo quando facciamo solidarietà, noi oggi vi chiediamo di stare insieme nella battaglia referendaria per i cinque sì. Vincere il referendum significa aprire una crepa forte, importante, non solo nel governo – racconta Mininni -, ma nel modo di pensare di questo Paese». Un momento di possibile svolta. «Sarebbe la prima azione concreta per dire che la precarietà non è una cosa ineluttabile. Dobbiamo ritornare a fare i propagandisti che battono le strade, i caseggiati, vincere è propedeutico a dispiegare una battaglia maggiore, più importante, che può davvero cambiare la società».

PER UN’ECONOMIA DI PACE
Il dibattito, moderato dalla pungente Francesca Fornario, voce di Un giorno da pecora su Radio1, coinvolge associazioni, realtà e punti di vista diversi. Per Rinaldo Evangelista, ordinario di Politica economica all’Università di Camerino, «rimettere il lavoro al centro del dibattito è l’elemento fondamentale per dare sostanza ad una democrazia che funzioni – spiega -. Il tema del lavoro povero è una dinamica di lungo periodo, oggi siamo arrivati ad un punto di insostenibilità della tenuta sociale e democratica. Le strutture di base sono spappolate. Come è possibile che cresca l’occupazione, ma il Pil è a zero e aumenta la povertà? Innanzitutto perché si stanno creando posti nei servizi a basso valore aggiunto, ci vorrebbero politiche di lungo periodo, ma il referendum, intanto, può essere una prima risposta».

Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci, ricorda: «Abbiamo aderito formalmente al comitato promotore dei referendum e ci stiamo impegnando. In Europa stiamo passando dal green deal a un war deal, una follia totale: bisogna sapere che quando ci si riarma si va alla guerra. Siamo in un’economia di guerra che crea business, le spese militari aumentano, in Italia del 12%, magari fosse cresciuta così tanto la spesa per la sanità o l’istruzione». Cita un esempio che fa riflettere: «Sapete che con un carro armato Leopard potremmo acquistare 1.409 ventilatori polmonari, quelli che non avevamo per difenderci dal Covid? La guerra la pagano le persone comuni, ricordiamocelo sempre. Serve un mondo fondato sul disarmo, non il riarmo».  

DAL MARE AL VOTO
Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, ormai entrata a pieno titolo nella famiglia della Flai, denuncia: «Noi ormai esportiamo dall’altra parte del mare politiche criminali di morte, e chi lo denuncia viene represso, o controllato illegalmente con il più potente software di spionaggio. Ci dicono cosa ci facciamo qui con la Flai, perché collaboriamo con le Brigate del lavoro, rispondiamo che abbiamo bisogno di tracciare un percorso comune che porti i migranti dal mare ai campi, in un contesto di legalità e assistenza, nel vuoto dello Stato, contro una politica di mera repressione. La civiltà occidentale sta morendo, abbiamo il diritto e il dovere di combattere insieme, per costituire un’alleanza che provi davvero a cambiare questa società. Ecco perché sosteniamo in tutti i modi i referendum, per affermare una cosa elementare: se io sono nato qui, se ho studiato qui e ho preso gli usi di questo Paese, cosa altro devo dimostrare per essere un cittadino italiano?».

Il tema della cittadinanza è affrontato da Utibe Joseph, del Comitato referendario: «Sento parlare di questo da sempre, ho sempre dovuto dimostrare di essere italiana, più italiana degli italiani, mi sono sentita a lungo straniera nel mio Paese di origine – racconta -. Per convincere le persone a votare non basta parlare di leggi e numeri, ma di volti, persone reali, storie. Questa battaglia dobbiamo condurla insieme, dobbiamo costruire un’alleanza tra lavoratori con e senza cittadinanza, perché i problemi di chi è sfruttato non cambiano in base alla cittadinanza. Per favore, andiamo a votare».

DA TRUMP A GAZA
Con Fabio Ciconte, presidente di Terra!, si torna a parlare di produzione agricola, dazi, Mercosur, Trump, uova, cambiamenti climatici, «totalmente spariti dal dibattito pubblico», salari, «questione centrale, perché se non affrontiamo questo non faremo mai una vera battaglia ecologista». Martina Pignatti, di Un Ponte Per, ricorda la collaborazione con la Flai, «preziosissima, ma possiamo e dobbiamo fare ancora di più, perché i lavoratori di Gaza stanno morendo, come i giornalisti, centonovantuno, o gli operatori umanitari, 408, e i mille operatori sanitari, questo succede ai lavoratori di Gaza e ai cooperanti che vogliono aiutarli tagliano i fondi, come ha fatto Trump. Serve maggiore solidarietà, perché chi può scappare non lo fa? Per dignità, perché vogliamo proteggere ciò che ci rende persone umane e voi gli date le scarpe per continuare a camminare». Con Marina Boscaino, rete No AD, si affronta anche il tema dell’autonomia differenziata, «che un’interpretazione forse eccessivamente capziosa non ha portato al referendum, e invece questa era una lotta che interessava tutti. Innanzitutto, per stabilire che in un mondo normale non dovrebbero esserci luoghi dove vengono forniti solo i livelli essenziali di prestazione, e altri in cui sanità, istruzione, sicurezza sul lavoro marciano a velocità doppia o tripla».

CAMBIARE LA VITA, CAMBIARE IL PAESE
Chiude, al tramonto, Lara Ghiglione della segreteria nazionale della Cgil. «Siamo in un bene confiscato, il messaggio è potentissimo: la mafia si può sconfiggere. La Cgil è sempre stata presente, anche come sentinella, in questa battaglia. Lunedì sarò al Cnel perché è spuntato un accordo interistituzionale per cui i beni confiscati alla criminalità diventino beni vendibili ai privati. Ci manca solo questo. Per noi della Cgil il referendum è innanzitutto uno strumento politico, che serve a cambiare la vita delle persone. Il nostro Paese sta vivendo una profonda crisi democratica, nel metodo e per il merito delle scelte che si stanno facendo».

«Io personalmente – aggiunge Ghiglione – non incontro la ministro Calderone da due anni: capite bene che se questo è il trattamento di un’organizzazione che rappresenta cinque milioni di persone, c’è qualcosa che non torna nella qualità della democrazia del nostro Paese. Mentre siamo qui, a Roma c’è un presidio contro la decisione di trasformare il disegno di legge sulla sicurezza in un decreto da approvare nel Consiglio dei ministri».

Il richiamo è al voto dell’8 e 9 giugno. «L’astensionismo nasce dalla consapevolezza che votare non serva più a niente, e invece qui abbiamo la possibilità di cambiare realmente la vita delle persone, e questo vale ugualmente per i nostri quesiti referendari sul lavoro e quello sulla cittadinanza». Si fa sera, parte la musica, si balla. Sul mondo, ma un mondo giusto, di diritti e solidarietà.

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